La Stanza degli Echi Perduti
“Un rifugio per cio' che non si e' mai smarrito”
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Trovi una porta nascosta dietro una libreria e ti trovi in una stanza ovattata, rivestita di velluto scuro. Le pareti sono coperte di scaffali che contengono non libri ma oggetti: una bambola di pezza, un orologio da taschino, una lettera sigillata con ceralacca. Al centro, un giradischi antico suona un vinile che crepita. Ti siedi su una poltrona di velluto e chiudi gli occhi. Gli echi della stanza non sono suoni ma ricordi: voci lontane, risate di bambino, passi su un pavimento di legno. Hai trovato la stanza dove riposano le cose che non si sono mai smarrite, solo dimenticate.
Questo racconto parla della memoria come stanza nascosta, degli oggetti come chiavi che aprono porte interiori. La stanza degli echi perduti non è un museo ma un santuario: ogni oggetto è una vita parallela, un ricordo che attende di essere ascoltato. Il giradischi che crepita, la bambola di pezza, la lettera sigillata: tutto parla di assenze che persistono. È l'invito a trovare la propria stanza nascosta, a riascoltare gli echi che ci definiscono.
Atmosfera: Ovattato, silenzioso, malinconico, intimo, sospeso, dolce